sabato 1 novembre 2008
Rispunta la legge "salvamanager"
La "salvamanager" è di nuovo alla Camera, nonostante la promessa di Tremonti. E' il 2 ottobre scorso, quando il Senato approva un emendamento al decreto Alitalia che esclude le sanzioni penali previste dal reato di bancarotta per tutte le aziende dichiarate insolventi ma non fallite. In pratica, per tutte le grandi aziende italiane che attraverso questa procedura accedono all'amministrazione straordinaria, salvandosi dalla chiusura: Cirio, Parmalat e, ovviamente, Alitalia. E' lo stesso giorno in cui la compagnia di bandiera sembra definitivamente salva e l'intero governo, Tremonti compreso, va all'ambasciata tedesca per festeggiare. L' 8 ottobre Report si accorge della cosa, l'anticipa a Repubblica e, il giorno dopo, il ministro dell'economia minaccia: " o sparisce quell'emendamento o mi dimetto ". Peccato che lo stesso 2 ottobre, stavolta alla Camera, sia arrivato un disegno di legge delega, firmato dallo stesso ministro che annuncia addirittura due strade per salvare i manager oggi sotto processo a Roma e a Milano. Da un lato promette di abbassare la pena massima per la bancarotta " tra gli otto e i dodici anni ", premessa utilissima per far crollare la prescrizione del reato sotto i dieci anni. Dall'altro ripete che il reato di bancarotta non si applica ai dirigenti di aziende insolventi ma non fallite, se non quando sono falsi gli atti che preludono a quell'insolvenza. Tremonti non promette più le dimissioni anche se il testo è già stato assegnato alle commissioni giustizia ed attività produttive.
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